Quasidì comincia da qui

Sa, sa, prova. Un colpetto di tosse, la voce si schiarisce. Ok, siamo pronte.

Stiamo sul web da una vita – per diletto e per lavoro – qualcuno già ci conosce. Vivere sulla Rete è diventato estremamente facile (ormai si viaggia veloce, su tutti i dispositivi) ma allo stesso tempo più difficile. La responsabilità è aumentata: non solo perché oggi è probabile che i tuoi profili social vengano scrutinati dai tuoi potenziali datori di lavoro, ma anche perché ci siamo accorte che può farti sentire completamente irrilevante.

Specialmente se hai 25 anni.

Lo sappiamo. Sono le generazioni più giovani che statisticamente sono più attente all’etica e alla responsabilità sociale. È il tempo delle belle speranze e dell’idealismo. Quando in passato si sentiva l’esigenza di cambiare in meglio il proprio ambiente, il percorso da seguire era piuttosto semplice: volontariato, servizio civile o semplice civismo, partecipazione attiva sul territorio. Ma cosa succede quando – grazie alla Rete – il luogo che abiti è diventato il mondo intero? Come si reagisce a questo sradicamento?

Il fatto di essere connessi, senza limiti, a quasi tutto il resto della popolazione mondiale ha portato a “globalizzare” l’entità dei problemi, li ha resi comuni e li ha in parte anche ingigantiti. Prima ci si poteva sentire pienamente soddisfatti ripulendo dai rifiuti la spiaggia della propria città, oggi sappiamo che non è abbastanza, che i problemi necessitano di soluzioni più grandi, probabilmente fuori dalla nostra portata. Tutto è diventato improvvisamente più complicato, tanto da gettare molti di noi nell’impotenza.

Complice anche la precarietà lavorativa e sentimentale, i 25 anni sembrano diventati un’eterna adolescenza. Siamo ancora sotto il giogo del quasi: quasi adulti, quasi indipendenti, quasi pronti. 

Ad aggravare questa situazione – e poi abbiamo finito con le cattive notizie, promesso – contribuisce il fatto che siamo travolti da una valanga di informazioni e notizie, spesso contraddittorie o totalmente fasulle. Esempio tipico: il giorno prima il tg tuona “la disoccupazione giovanile è ai massimi storici”; il giorno dopo lo stesso tg alla stessa ora strilla “disoccupazione giovanile scende di due punti percentuali”. Non tocchiamo nemmeno il tasto immigrazione, potete immaginare la solfa.

A chi credere, quindi, a quale narrazione aggrapparsi, da che parte stare? In questo marasma spesso non si è in grado di afferrare un senso, di individuare un disegno comune. Il rischio è quello di farsi trasportare da correnti negative che portano o a prendere decisioni irrazionali, populiste e retrograde (in periodi incerti si cerca di adattare sistemi vecchi a tempi nuovi, cavalcando la nostalgia di molti e trovando capri espiatori) oppure si cede al nichilismo e all’immobilità.

Noi ci sentivamo un po’ così. Inutili. Cosa possono fare due persone con pochi talenti, zero capitale e ancor meno tempo, per scrollarsi via di dosso questa polvere? Era arrivato il momento di costruire una nuova casa. Più appartata rispetto al traffico dei social (anche se lo sappiamo, i blog non se li legge più nessuno). Diversa dal solito articolo letto da venti ignorato da duemila. Qualcosa di piccolo ma con la voglia di crescere. 

Quindi abbiamo creato Quasidì: una casa itinerante (è un sito, un podcast, una newsletter), che speriamo si popolerà di tanti visitatori e tante idee. Vogliamo generare un passaparola su piccoli e grandi cambiamenti che si possono attuare nelle nostre vite, a partire da una sana informazione, un corretto stile di raccolta differenziata e soprattutto una buona conoscenza della Costituzione.

Non siamo perfette. Lavoriamo otto ore al giorno per una mega ditta. Quindi sì, lo sappiamo: l’impatto che ha un attivista politico è maggiore perché ha più tempo di noi o più forza di volontà. Ma forse è questo il nostro punto di forza. Non siamo paladine della giustizia, siamo persone normali quindi contraddittorie, che subiscono tante pressioni sociali come tutti ma che s’impegnano a fare qualcosa.

Se volete sapere più nel dettaglio cosa, non vi resta che ascoltarci. Partiamo dalle basi: qui sotto c’è la presentazione di rito, all’interno della puntata 0 del nostro podcast. Abbiate pietà che siamo delle podcaster in erba.

Ci impegneremo al massimo per diventare la vostra pausa caffè preferita e lasciarvi qualche spunto di riflessione (ma soprattutto delle fonti attendibili). A proposito di caffè, nel caso vi piaccia il progetto, potete aiutarci a coprire i costi iniziali attraverso Ko-fi.

È tutto. O quasi. La palla adesso passa a voi, non vogliamo interrompere la conversazione, diteci voi cosa ne pensate perché vorremmo plasmare Quasidì a misura delle persone che lo ascoltano e lo leggono. Un contenitore traboccante di idee e progetti, appunto, la nostra casa.

Il mondo si può sistemare ma prima tocca mettere in ordine l’armadio.

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