Body positivity (e una bella novità per il podcast)

Abbiamo paura di usare la parola “grassa/o”. Ci terrorizza. La percepiamo come un insulto. Percepiamo quell’aggettivo come la peggior condanna che una persona possa ricevere. Grasso è diverso rispetto agli altri aggettivi che descrivono la forma fisica. Non si limita a dare una definizione del tuo corpo, ma ci dice chi sei tu, cosa c’è di sbagliato in te.

La parola grasso non ha lo stesso peso di alto, basso, calvo, tarchiato e così via. Grasso è una parola che si usa con ferocia.

Il movimento body positivity nasce con l’intento di accettare e apprezzare tutti i tipi di corpi e fisici. L’obiettivo è chiaramente lodevole e lo scopo è quello di non far sentire nessuno escluso. Capire che il proprio corpo non è una parte difettosa di noi stessi da dover riparare costantemente è il primo passo per imparare ad apprezzarlo e accettarlo per quello che è. La sferzata di energia positiva che ne deriva è sicuramente invitante poiché modelli non perseguibili di bellezza sono tuttora un problema. Il movimento è rivolto principalmente alle donne, che soffrono in numero maggiore di disturbi alimentari e problemi relativi alla propria immagine, senza comunque dimenticare gli uomini (anche gli standard per loro non scherzano) e i transessuali. Il messaggio principe del body positivity, appunto, è quello di accettare il proprio fisico, accettare i propri chili in più, o in meno, e cercare di avere una vita felice con il corpo che abbiamo. Anche perché la trasmigrazione dell’anima non è ancora una scienza quindi ci tocca lavorare con quello che abbiamo.

In questa puntata di Quasidì abbiamo deciso di affrontare un argomento delicato ovvero il rapporto con il proprio corpo, partendo dal presupposto che non esistono bacchette magiche e soluzioni facili per far pace con la nostra immagine allo specchio. Abbiamo però deciso di discuterne perché per noi non è giusto né normale che 87 donne su 100 si sentano in colpa dopo aver mangiato.

Prima di lassativi alla puntata, però, dobbiamo fare un grande annuncio. L’episodio stavolta non è autoprodotto ma è sponsorizzato da Satispay. Vorremmo dei cori festanti con banda in grande spolvero e compagnia danzante, per favore. Satispay ha deciso di darci una mano perché crede in questo progetto e ne condivide gli ideali: vivere riducendo il proprio impatto ambientale, sostenere la creatività e girare sempre senza contanti come stile di vita.

La spiegazione facile è che è un’app che collegandosi al vostro conto vi permette di pagare con lo smartphone ma fa un sacco di altre cose: vi permette di risparmiare, di fare delle donazioni ai progetti che volete sostenere (come il nostro, per esempio), di pagare le bollette senza andare alle poste e tanto altro. Se volete provarlo, potete scaricare l’app e inserire il codice QUASIDI per avere un bonus di 5 euro (una volta attivato l’account). Ci teniamo a precisare che non verranno minimamente cambiati né i temi né la forma di Quasidì che rimane un progetto indipendente nella linea editoriale.

Potete ascoltare la puntata ovunque come al solito:

Fonti utili:

Elena Clara Maria

“Come e se parlare del corpo degli altri”, Gloria Baldoni, Rivista Inutile

Femminismo e body positivity, ancora molta strada da fare, Ilenia Zodiaco, Il Libraio

L’industria della bellezza stra distruggendo te e il pianeta, Jennifer Guerra, The Vision

Roxane gay, Fame, Einaudi

Naomi Wolf, The beauty myth

The problem with body positivity, Kelly deVos, The New York Times

It’s OK to want to lose weight, Derek Flanzraich, Greatist

4 problematic trends I see on body positive Instagrams, Suzannah Weiss, The Establishment

In poche parole, Ezra Klein, Netflix

 

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