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L’idea di diritti umani è presente fin dall’antichità e si è progressivamente evoluta generazione dopo generazione, racchiudendo i diritti civili, diritti politici, sociali, culturali ed economici. Tuttavia la concezione moderna di diritti umani è arrivata a noi quando nel secondo dopoguerra – il 10 dicembre 1948 – è stata redatta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dalle Nazioni Unite, conosciuta anche come DuDu.
Ormai sono passati più di 70 anni da quella dichiarazione, è legittimo chiedersi: a che punto siamo? Anche se viviamo ancora in una moderna democrazia, di recente, abbiamo assistito a una liberalizzazione di odio, intolleranza e cattiveria che temiamo possa oscurare i principi base della civiltà: libertà, giustizia e pace. Riportare la discussione sul lato umano delle notizie ci sembra oggi più urgente che mai.

Parliamo di tampon tax, ma anche di mestruazioni e di come un fenomeno completamente naturale e privato sia riuscito a diventare motivo di biasimo e scoraggiamento per le donne, arma usata anche per controllare il corpo altrui. Le tasse sui beni sanitari di prima necessità è giusto che le paghino solo una parte della popolazione?

NEET, un acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment, or Training, ovvero persone che appuntano non stanno studiando, lavorando né sono in percorsi di formazione. I neet segnalano la progressiva riduzione di peso e ruolo dei giovani nella società e nel mondo del lavoro tant’è vero che l’Unicef li chiama children of recession, i figli della recessione. Qual è il costo sociale dei Neet in Italia e in Europa e l’impatto psicologico sulle generazioni più giovani?

Il tema della privacy è sempre più centrale nell’era digitale. Eppure c’è una categoria che viene lasciata indietro, nonostante la violazione della loro privacy spesso generi conseguenze drammatiche. Si tratta delle vittime del revenge porn, quasi sempre donne. Ma cos’è il revenge porn e perché è il genere femminile a essere più colpito? Quali sono i passi legislativi fatti e quelli da fare?

L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), firmato da 91 ricercatori e basato su più di 6000 pubblicazioni scientifiche, ha impiegato tre anni di lavoro e la conclusione è molto amara: se non invertiamo la rotta subito, mantenendo entro un tetto massimo di +1,5 °C l’innalzamento della temperatura globale, la Terra non si riprenderà più. Alla luce di tutto questo, a Dicembre, si è tenuta a Katowice (in Polonia) la ventiquattresima conferenza sul clima (COP24) che avrebbe dovuto rendere operativi, con un piano d’azione concordato, gli Accordi di Parigi del 2015.

In questa puntata abbiamo deciso di raccogliere un po’ le idee attorno ai temi affrontati durante le prime puntate di Quasidì rispondendo ad alcuni commenti che ci sono stati inviati. Correggersi, migliorare e imparare sono tra le principali attività per crescere e cercare di diventare persone migliori e arricchite.

I social media ci rendono più ansiosi? I disturbi sociali associati all’uso di internet, device e social network sono una delle conseguenze a cui non stiamo prestando la dovuta attenzione. La preoccupazione di non avere nemmeno una notifica non letta, l’ansia di dover sempre essere presenti e rispondere alle chat (preoccupandoci che qualcuno possa aver notato che abbiamo letto senza rispondere), la paura di non essere online e la paura di essere troppo online, lasciandoci quel senso di vuoto e la sensazione di aver buttato molto tempo.

Il movimento body positivity nasce con l’intento di accettare e apprezzare tutti i tipi di corpi e fisici. L’obiettivo è chiaramente lodevole e lo scopo è quello di non far sentire nessuno escluso. Capire che il proprio corpo non è una parte difettosa di noi stessi da dover riparare costantemente è il primo passo per imparare ad apprezzarlo e accettarlo per quello che è. La sferzata di energia positiva che ne deriva è sicuramente invitante poiché modelli non perseguibili di bellezza sono tuttora un problema.

“La manovra del popolo”, così chiamato il documento preparatorio alla legge di bilancio, sia un buon punto di partenza per inquadrare due importanti filoni presenti nel dibattito pubblico, ovvero i problemi strutturali dell’economia italiana e perché è così difficile risolverli e i nostri rapporti con l’Europa e l’Euro.
Non sono problemi di facilissima risoluzione ma tentiamo di parlarne con Imen una giovane economista (e instagrammer) che ci spiegherà cosa sta succedendo.

Le notizie e il marketing si concentrano su alcuni argomenti, è chiaramente impossibile parlare di tutto e indignarsi o lottare per tutte le cause. Con la decisione dell’UE di bandire la plastica monouso abbiamo sentito molto parlare di rivoluzioni pronte a correre in soccorso all’ambiente, oramai a serio rischio. La cultura e l’informazione, però, spesso fornisce informazioni con le quali è facile gridare allo scandalo o che fanno indignare i più con molta semplicità, ma è sempre tutto molto relativo. Potrebbe diventare necessario avere una ricetta medica per una cannuccia in plastica? E cosa ne sappiamo delle puzzette delle mucche che contribuiscono ad aumentare i gas serra?

Perché la percezione del nostro ambiente è sempre più distorta? In che modo la veridicità dell’informazione si è complicata con l’arrivo del web e con quali conseguenze?
Ne parliamo insieme in una puntata densa di contenuti: siamo passati dal maccartismo a Ezio Greggio con disinvoltura.

Consumo etico e femminismo sono i due temi che abbiamo intrecciato in questa puntata. Una linea di vestiti sportivi prodotta da una grandissima pop star attivamente schierata dalla parte delle donne può avere dei risvolti negativi e poco femministi quando viene fabbricata in Bangladesh, dove le condizioni di lavoro delle operaie non sono sempre quelle garantite.

Vandalismo o disobbedienza civile? Quando i gesti e il linguaggio possono diventano armi. Nella puntata approfondiamo la questione del dissenso politico, soprattutto quando questo è praticato attraverso il vandalismo. Perché l’opinione pubblica spesso condanna gesti di protesta politica, preferendo quasi sempre il valore del decoro? È una condotta ipocrita o condivisibile?
Quali sono poi i modi di declinare il dissenso in rete? Esiste il vandalismo anche online?

Puntata di presentazioni, nostre e quelle di Quasidì. Un assaggio di come vorremmo affrontare temi importanti come attualità, politica, ambiente e società con l’occhio di chi ha poco più di 25 anni e una gran voglia di capirci qualcosa.